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Dienstverweigerung der Fixierung aus Gewissensgründen - Obiezione di coscienza contro la contenzione

Dienstverweigerung der fixierung aus gewissensgründen - gesetzesvorschlag

 

ABSTRACT
Die Nationale Bioethik-Kommission hat sich bereits mehrfach zum Thema Fixierung geäußert und deren umgehende Aufhebung gefordert. Die Anwendung von Fixierungen ist jedoch noch immer weit verbreitet und nach wie vor gibt es kaum Bestrebungen diese Situation zu ändern. Die Praxis der Fixierung ist ein Überbleibsel einer früheren Anstaltspsychiatrie, die eher Chronizität als Genesung der Krankheit bewirkt.
Die CNB verweist auf den bioethischen Hintergrund, der eine Überwindung der Fixierung verlangt. Gemäß dem neuen Paradigma der Pflege wird eine Person als solche anerkannt, mit all ihren Rechten, ganz unabhängig davon ob sie krank ist oder nicht.
Die Anwendung von Gewalt und Fixierungen, wie Fesselung, stellt an sich schon eine Verletzung der Grundrechte einer Person dar. Sozial- und GesundheitsarbeiterInnen haben das Recht, die Anwendung von Fixierungen aus Gewissensgründen zu verweigern.
Die MitarbeiterInnen sind verpflichtet, ihre Verweigerung aus Gewissensgründen der Leitung der Einrichtung oder des Krankenhauses mitzuteilen.
MitarbeiterInnen, die eine Verweigerung aus Gewissensgründen vorbringen, verpflichten sich, persönliche Maßnahmen zu ergreifen, um die Anwendung von Fixierungen auch in schwierigen Fällen zu vermeiden.
Die Verweigerung aus Gewissensgründen befreit das Gesundheits- und Hilfspersonal von der Durchführung von Verfahren und Tätigkeiten, die speziell auf die materielle Durchführung von körperlichen Fixierungen ausgerichtet sind. Als Alternative verpflichtet sich das Personal, alle Leistungen zu erbringen, die für die Zurückhaltung durch menschliche Mittel notwendig und erforderlich sind, wie z. B. persönliche, emotionale, rationale Bindung, zwischenmenschliche Verfügbarkeit und Kommunikation mit den KlientInnen.
Auf Artikel 54 ("Notstand") kann man sich nicht berufen, denn in dessen zweitem Absatz heißt es: "Diese Bestimmung gilt nicht für Personen, die eine besondere gesetzliche Pflicht haben, sich einer Gefahr auszusetzen".

 

obiezione di coscienza contro la contenzione

 

ABSTRACT

 Il Comitato Nazionale per la Bioetica si è già pronunciato diverse volte in merito alla problematica delle contenzioni, invitando al loro superamento. Ciò nasce dalla constatazione che la contenzione è ancora largamente applicata senza che si intravedano sforzi decisivi alla sua risoluzione.

Tale pratica è individuata come un residuo della cultura manicomiale, che produce “cronicizzazione, invece che il recupero della malattia”.

Il CNB ribadisce l’orizzonte bioetico del superamento della contenzione, nell’ambito di un nuovo paradigma della cura fondato sul riconoscimento della persona come tale, nella pienezza dei suoi diritti (prima ancora che come malata).

L’uso della forza e la contenzione rappresentano in sé una violazione dei diritti fondamentali della persona.

Ogni operatore socio-sanitario ha il diritto di rifiutarsi di applicare, adducendo motivi di coscienza, qualsiasi dispositivo di contenzione.

Gli operatori hanno l'obbligo di dare comunicazione della propria obiezione di coscienza al direttore della struttura ovvero al direttore dell'azienda ospedaliera.

Gli operatori che avanzano obiezione di coscienza si impegnano ad adottare misure personli di impegno professionale a cui ricorrere, anche nei casi difficili, al fine di evitare il ricorso alla contenzione fisica.

L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente dirette all'esecuzione materiale della contenzione fisica. Il personale si impegna in alternativa a fornire tutte le prestazioni necessarie e richieste per contenere con strumenti umani, quali l'impegno personale, emotivo, razionale, la disponibilità interumana, la comunicazione con il paziente.

 L'art. 54 (“stato di necessità”) non potrà essere invocato, in considerazione del secondo comma del medesimo: “Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo”.